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La dieta mediterranea diventa “Patrimonio UNESCO”

05 Set,2014  

 L’UNESCO è l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, che ha il compito di identificare e salvaguardare prodotti culturali o naturali eccezionali, come siti archeologici, riserve naturali o tradizioni culturali. L’UNESCO compila e aggiorna una lista di patrimoni dell’umanità, che rappresentano le più alte espressioni della cultura umana.

L’Italia è al momento la nazione che detiene il maggior numero di siti (47) inclusi nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO, e possiede tre elementi di patrimonio intangibile, vale a dire tradizioni culturali tramandate per via orale o scritta uniche al mondo per ricchezza e valore.

Una di queste è proprio la Dieta Mediterranea: l’Italia, coinvolgendo Spagna, Grecia e Marocco, ha fatto ripartire il complesso iter per richiedere l’ammissione della Dieta Mediterranea nella lista ufficiale UNESCO, e dopo un primo parere favorevole dell’UNESCO, la Dieta è stata finalmente inclusa nella lista nell’Autunno del 2010.

Il riconoscimento dell’organizzazione delle Nazioni Unite non è solo prestigioso, ma anche fondamentale per lo sviluppo della Dieta stessa, perché dimostra l’importanza della Dieta nella vita delle popolazioni Mediterranee e il suo potenziale impatto sulla vita e la salute delle popolazioni di tutto il mondo.

Per ulteriori informazioni sul riconoscimento UNESCO, cliccare sul seguente link:http://www.unesco.org/culture/ich/en/RL/00394

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CORRIERE DELLA SERA – articolo 10/10/2010 – “Fuga dai cyberbulli”

03 Set,2014  

SMS, «SQUILLI» AD OGNI ORA, VIDEO CHE GIRANO IN INTERNET: LE TECNO-VESSAZIONI FRA RAGAZZI SONO UNA REALTÀ CHE CRESCE. AL FATEBENEFRATELLI SI SPECIALIZZANO GLI AIUTI. E IN CITTÀ SI MOLTIPLICANO LE INIZIATIVE PER INSEGNARE A REAGIRE BRUTTE CONNESSIONI

Fuga dai cyberbulli

Psicologi ed educatori Luca Bernardo Pediatra Non bisogna perdere tempo. Seguiamo l’ esempio della Gran Bretagna. Il ministro Gelmini è d’ accordo Simona Caravita Docente alla Cattolica Le denigrazioni portano all’ esclusione. Nemmeno a casa, con il pc che «ti guarda», ti senti più sicuro Nicola Iannaccone Psicologo Qui non c’ è confronto diretto fra vittima e aggressore. L’ anonimato fa cadere ogni remora «Non è più un fenomeno, ma un problema. Il danno è grave, e abbiamo poco tempo…»

Stella ha 16 anni, è poco inserita nel gruppo classe, un po’ per timidezza, un po’ per immaturità. Ma quando danza si trasforma, e riesce a esprimere quei sentimenti ancora «ingarbugliati» dentro di sé. Alcuni compagni di scuola la riprendono di nascosto con il cellulare, nello spogliatoio e mentre balla. I video e gli mms, che rimbalzano dalla scuola di danza al suo liceo, distorcono la realtà, cucendole addosso una nuova personalità: seduttiva, spigliata, anche un po’ troppo. Quando lei se ne accorge il gioco perverso è fatto, e ha già raggiunto Internet. La storia di Stella, nome di fantasia, è quella di una classica vittima del cyberbullismo. Non sempre i genitori se ne rendono conto, ma di fatto a Milano questa nuova forma di vessazione dilaga, come in Italia e all’ estero, soprattutto fra preadolescenti e adolescenti. Il bullismo informatico colpisce duro, con umiliazioni, denigrazioni e molestie messe a segno attraverso email, sms e mms, blog, e via dicendo. È drastico il pediatra Luca Bernardo, fondatore del primo ambulatorio italiano per vittime del bullismo, all’ interno dell’ Ospedale Fatebenefratelli e presidente della Commissione Nazionale Prevenzione Disagio e Bullismo del Ministero dell’ Istruzione, quando dice: «Non si può più parlare di un fenomeno, è già un grande problema». E anticipa al Corriere: «Ne ho discusso di recente con il ministro Gelmini, è in cima alle priorità della commissione per il 2011. Non siamo i soli ad agire con sollecitudine», sottolinea, «in Gran Bretagna sta partendo una campagna di contrasto ed è diventato materia di studio nelle scuole». Dati specifici sul cyberbullismo non ci sono ancora, gli esperti iniziano ora a raccoglierli. L’ Istat ha fotografato in parte la realtà: 49,7% è la percentuale delle scuole coinvolte lo scorso anno in episodi di bullismo, che includono il cyberbullismo. Studi di letteratura scientifica su Milano arrivano alla stessa conclusione: quasi il 50% delle scuole cittadine, pubbliche e private, lo conoscono. Dal 2008 ad oggi l’ ambulatorio del Fatebenefratelli ha seguito 70 ragazzi, metà dei quali anche per cyberbullismo. «Nel bullismo tradizionale c’ è il confronto diretto fra vittima e aggressore», spiega Nicola Iannaccone, psicologo della Asl, autore del manuale «Stop al cyberbullismo», «mentre la caratteristica del cyberbullismo è l’ anonimato. Questo anonimato, fra l’ altro illusorio perché ogni comunicazione lascia traccia, e la possibilità di agire in rete con un’ identità costruita (come nei giochi di ruolo), indeboliscono le remore etiche. Ci si lascia quindi andare a comportamenti che nella vita reale sarebbero autocensurati». «Le conseguenze di questi atti che denigrano, feriscono, portano all’ esclusione», prosegue Simona Caravita, docente di Psicologia dello Sviluppo della Cattolica, da dieci anni studiosa del fenomeno, «possono essere gravissime. Il cyberbullismo insegue la vittima anche in ambito domestico, il pc di casa mostra e ricorda, così chi subisce si sente ancora più impotente». Ma gli aggressori hanno la percezione del danno? Non tutti, non allo stesso modo. «Sono stati identificati ruoli diversi», chiarisce la docente. «C’ è il prevaricatore e la vittima, ma ci sono anche quelli che noi definiamo gli aiutanti. Chi non blocca il passaggio di un mms, ad esempio, oppure chi posta su youtube, o chi continua l’ attacco creando un gruppo ad hoc su Facebook. E’ per questo che si deve intervenire sul gruppo e non individualmente. Si deve insegnare ai ragazzi a cambiare le dinamiche, da sostenitori del bullo, anche involontari, a difensori della vittima». I volontari Una Onlus, Associazione Cuore e Parole (www.cuoreparole.org), si sta muovendo in questa direzione. Racconta una delle fondatrici, Paola Brodoloni: «Abbiamo messo a punto il progetto «Scelgo io, bullismo no grazie» e lo offriamo gratuitamente alle scuole. Ad oggi siamo stati in tre elementari e abbiamo organizzato due workshop per studenti delle superiori. La drammaticità del cyberbullismo è emersa con molta chiarezza l’ ultima volta, stimolata dalla presenza di Antonio Apruzzese, dirigente della Polizia Postale arrivato apposta da Roma. Sono bastate poche battute fra i ragazzi e Gherardo Colombo, al nostro fianco ad ogni appuntamento, per imporre un veloce cambio di scaletta. Apruzzese si era preparato lucidi e slide, ma incalzato dalle domande dei ragazzi ha preferito parlare a ruota libera, rispondendo ad ogni sollecitazione e aprendo un dialogo davvero utile». Marta Ghezzi RIPRODUZIONE RISERVATA **** Dove chiedere aiuto Ambulatorio per le vittime del bullismo, diretto dal dottor Luca Bernardo, all’ Ospedale Fatebenefratelli. Numero diretto 02.63.63.29.03, attivo da lunedì a venerdì, ore 9-14. L’ ambulatorio, dove lavora un’ équipe di medici e psicologi, nato nel 2008, è stato il primo aperto in Italia

Ghezzi Marta/

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Roma 11/02/2014: Giornata europea contro il cyberbullismo

 
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PANORAMA – articolo 18/04/2014

 
di Sara Dellabella

Il Cyberbullismo è l’altro volto della vita sui social, un rovescio della medaglia che può fare danni irreparabili. Si moltiplicano i casi di suicidi tra i giovani e spesso sono il triste epilogo di una violenza nata proprio tra le pagine web. Una violenza più silenziosa, ma che si propaga in fretta e a lungo andare può causare depressione. L’ultimo caso pochi giorni fa a Venaria Reale in Piemonte dove la giovanissima Aurora si è tolta la vita. Ma non è la prima.

Negli ultimi anni, di fronte ad un fenomeno crescente si sono moltiplicate le ricerche che hanno cercato di scandagliare meglio il problema. Secondo l’Indagine conoscitiva sulla condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia, condotta da Eurispes e Telefono Azzurro nel 2011, il 22,8% degli studenti italiani è stato più volte vittima di provocazioni e prese in giro da parte di uno o più compagni, il 21,6% ha dichiarato di essere stato offeso ripetutamente e senza motivo, il 25,2% è venuto a conoscenza di informazioni false o cattive diffuse sul proprio conto. Seguono gli episodi di danneggiamento di oggetti (10,4%), i furti di cibo e oggetti (7,6%), le minacce (5,2%), il furto di denaro (3,1%) e, da ultimo, i casi in cui i ragazzi intervistati hanno dichiarato di essere stati picchiati da un compagno di scuola o da un suo coetaneo (3%).

Derisioni, violenze e scherni che finiscono per isolare la vittima con un effetto che si estende dalla piazza virtuale a quella reale, talvolta con conseguenze gravissime. Il problema però non è solo dei ragazzi, ma anche degli adulti che spesso non sono in grado di controllare o disciplinare la vita “virtuale” dei propri ragazzi. Così come gli insegnanti che non sanno come approcciarsi ai ragazzi. Alcuni raccontano che esistono dei gruppi classe sui social o su Whatsapp dove talvolta capita di assistere a schermaglie di ogni tipo. Ci sono insegnanti che si chiedono se sia lecito intervenire direttamente nella piazza web oppure portare il problema in classe il giorno dopo. E’ un’evoluzione che impone anche agli operatori della scuola un adeguamento e dovrebbe essere proprio il Ministero dell’Istruzione a fornire gli strumenti più adatti.

Il fenomeno è cresciuto, ma il nostro ordinamento è privo di una normativa specifica per il bullismo e il cyberbullismo. Nasce con l’intento di colmare questo vuoto la proposta di legge dell’on. Micaela Campana del Pd che inizierà la discussione in commissione giustizia della Camera a maggio. Per la prima volta vengono tipizzate le condotte tipiche del bullo e del cyberbullo che sono: l’invio di messaggi online violenti e volgari; la spedizione reiterata di messaggi volti a offendere la vittima, offendere qualcuno al fine di danneggiarlo gratuitamente; la sostituzione di persona al fine di spedire messaggi; la pubblicazione di informazioni private o imbarazzanti su un’altra persona; la registrazione di video di atti di bullismo; l’esclusione deliberata di una persona da un gruppo online.

Per la prima volta si tenta di connotare legislativamente un fenomeno e indicare una sanzione penale ad un comportamento scorretto. Nella proposta Campana i casi più gravi sono puniti con una pena da 6 mesi a quattro anni.

Ma questa non è l’unica proposta presentata dal Pd. Ce ne sono altre che però si limitano a spostare l’attenzione sulla formazione all’interno delle scuole, lasciando intatto il buco normativo dove spesso i magistrati si perdono nel trovare capi d’accusa validi per incastrare i cyberbulli.

Con la diffusione della tecnologia e degli smartphone il fenomeno è in crescita e se da un lato si persegue la strada della sensibilizzazione, dall’altro si rende necessario dare delle risposte a chi ha già denunciato alle autorità simili casi di violenza.

Il progetto di legge dell’on. Campana verrà presentato alla Camera nei prossimi giorni insieme alla campagna di sensibilizzazione #bellimanonbulli che ha come testimonial Noemi e Francesco Totti al fine di arrivare ai ragazzi attraverso i personaggi che amano di più.

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IPSOS: “cyberbullismo principale minaccia per il 69% dei ragazzi”

 A rivelarlo una ricerca Ipsos sul cyberbullismo per Save the Children presentata in occasione del Safer Internet Day 

E’ il cyberbullismo “la principale minaccia alla loro vita” per il 69% dei ragazzi, ancor più di cadere nella dipendenza da droga o di subire aggressione o molestie. Secondo il 69% dei giovani gli atti di cyberbullismo causano isolamento e la perdita della voglia di uscire e frequentare gli amici, per il 62% creano il rifiuto ad andare a scuola, a fare sport o altro, per il 53% portano alla depressione e per il 45% portano alla chiusura e al rifiuto a confidarsi. A rivelarlouna ricerca Ipsos sul cyberbullismo per Save the Children presentata in occasione del Safer Internet Day. 

Per “non sentirsi soli in rete” il Safer Internet Centre, coordinato dal ministero dell’ Istruzione, ha lanciato la campagna web Se mi posti ti cancello, rivolto a ragazzi tra gli 11 e i 16 anni, che possono postare una breve video sulla propria esperienza in rete sul sito Semipostiticancello.it (entro il 15 maggio). Verranno scelti 5 video e i vincitori parteciperanno con le loro idee, ma anche con una piccola parte al fianco di attori e testimonial, a una web serie in cinque puntate. Lo spot della campagna, che andrà in onda anche sulle tv per ragazzi è stata presentata oggi a 200 ragazzi delle scuole romane, che sono stati coinvolti in un dibattito sui rischi in rete e il rapporto con scuola e famiglia. 

Sempre oggi, 11 febbraio, la Polizia di Stato, in collaborazione con il ministero dell’Istruzione, ha organizzato nella giornata seminari e incontri sul tema del cyberbullismo in tutte le scuole italiane. Si tratta di un’edizione speciale del progetto Una vita da social che prevede lo svolgimento in contemporanea di workshop nelle scuole di 100 capoluoghi di provincia. La Polizia postale incontrerà oltre 60mila studenti con lo slogan Creiamo un internet meglio insieme.  CONTINUA A LEGGERE

LA NAZIONE cronaca Lucca – articolo 25/03/2014

 Lucca, 25 marzo 2014 – Lente di ingrandimento puntata per due anni sugli istituti superiori, per portare alla luce un fenomeno in progressiva crescita come il bullismo, anche quello via internet. L’università di Firenze con l’amministrazione provinciale hanno dato vita al progetto europeo «Beatbullying» che sarà presentato stamani alle 9,30 a Palazzo Ducale, sala Mario Tobino. Un progetto che coinvolgerà 4 scuole lucchesi e altre due in regione con oltre 250 mentori che inizieranno a lavorare on line, attraverso l’apposito portale, appena conclusi i lavori del convegno. Nel 2011/2012 furono prese a campione 4 scuole secondarie di secondo grado di Lucca e 4 su quello di Firenze, con un monitoraggio che aveva coinvolto 926 studenti, mentre nell’anno 2012/2013, gli studenti interessati dall’indagine sono stati 537, alunni di 6 scuole secondarie di secondo grado tutte della provincia di Lucca. Questo campione ha evidenziato che il 6,2% nel primo anno e 5,6% nel secondo anno di indagine è stato vittima di episodi di bullismo, mentre il 7,8% e il 7,6% ha agito da bullo.

Altro dato rilevante: i ragazzi riportano forme di conflittualità più lievi, accadute una o due volte in 2-3 mesi: i dati parlano per il 2011/2012 del 22,2 per cento delle vittime e del 25,8 per cento per il 2012/2013, mentre come «bullo» la rilevazione registra, rispettivamente, il 22,5% e il 29,9%. Secondo gli studiosi, questi numeri fanno comprendere come nelle classi esista un’area di conflittualità che può avere fenomeni di escalation. Un fenomeno che si sta sempre più attestando come ‘pericoloso’ è quello del bullismo esercitato attraverso i social media. Da Facebook a Twitter, a Youtube i nuovi canali di comunicazione divengono facilmente una strada per vessare compagni di classe o ‘nemici’. Le cyber-vittime coinvolte in episodi più frequenti di attacco (da 2-3 volte al mese a diverse volte la settimana) sono il 2,7% nell’anno scolastico 2011/2012 e il 2,5% in quello successivo, mentre i cyberbulli sono, rispettivamente, il 2,1 per cento e il 2 per cento.

Il team di ricercatori coordinato dalla professoressa Menesini dell’Università di Firenze, in collaborazione con la Provincia, da alcuni anni sta sperimentando e valutando l’efficacia di modelli di intervento, volti a far crescere nei ragazzi e nelle ragazze la consapevolezza sul problema, strategie per affrontarlo e modalità per aiutare e sostenere le vittime. Concetti che trovano efficace sintesi in ‘Noncadiamointrappola’, il titolo del primo progetto ideato e perfezionato nelle scuole lucchesi. CONTINUA A LEGGERE

Cyberbullismo: caratteristiche

 

Le caratteristiche principali del cyberbullismo sono:

  • Pervasività ed accessibilità: il cyberbullo può raggiungere la sua vittima in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo. La possibilità di avere i telefonini sempre accesi e spesso connessi ad internet permette al cyberbullo di attaccare la sua vittima ogni qualvolta voglia;
  • Persistenza del fenomeno: il materiale diffamatorio pubblicato su internet può rimanere disponibile online anche per molto tempo;
  • Mancanza di feedback emotivo: il cyberbullo, non vedendo le reazioni della sua vittima ai suoi comportamenti, non è mai totalmente consapevole del danno che arreca: questo lo rende più disinibito e abbassa i livelli di autocontrollo.
  • Spettatori infiniti: le persone che possono assistere ad episodi di cyberbullismo sono potenzialmente illimitate. La diffusione in rete è incontrollabile e non avviene con un gruppo di persone definito.
  • Moltiplicazione di cyberbulli: la natura online del cyber bullismo permette che siano molti quelli che diventano cyberbulli, anche solo condividendo o promuovendo l’episodio di cyber bullismo, che finisce per replicarsi (ad esempio sulle bacheche dei profili che i ragazzi hanno sui social network) in modo indefinito.
  • Sottovalutazione degli adulti: molti ragazzi ritengono che gli adulti non comprendono la portata e la pervasività del fenomeno online.

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