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Col bicchiere a dieci anni allarme baby alcolisti boom di consumi tra i giovani: intervista a G. Messina

10 Dic,2014  
 Dossier La Repubblica Palermo
 ROMINA MARCECA
Un sondaggio della Regione tra 10 mila studenti delle scuole palermitane Più 7 per cento per le sbornie nelle festicciole o nelle serate in pizzeria
 BAMBINI, a dieci anni, e già con il bicchiere pieno di alcol tra le mani. Le baby sbornie si consumano a casa, in pizzeria o nelle festicciole per adolescenti nei locali del sabato pomeriggio. Il dato shock arriva da uno studio per la presidenza della Regione ultimato dal “Movimento per la difesa del cittadino” che da anni si occupa di analizzare il mondo giovanile.
Il sondaggio rivela che, nel 2014, le ubriacature giovanili sono sempre più diffuse in tenera età. Rispetto agli anni scorsi il sette per cento in più, nella fascia di età tra i 10 e i 12 anni, ammette di fare uso di alcolici. Un aumento esponenziale se si confronta con quello dell’anno scorso, che metteva in luce solo l’uno per cento di bambini che si avvicinavano agli alcolici.
Emulazione? Solitudine? Scarsa informazione? Voglia di evasione? Perché si inizia a bere alcolici in così tenera età? Il test “Brindi…amo alla vita” è stato sottoposto a 10 mila studenti delle scuole primarie e secondarie, tra i 10 e i 16 anni. Le risposte, coperte dall’anonimato, hanno svelato il mondo dei giovanissimi che resta, in parte, sconosciuto soprattutto ai genitori. Si inizia per gioco e per sfida. «Tra questi bambini e adolescenti vige sempre di più — dice il coordinatore regionale del “Movimento per la difesa del cittadino”, Giuseppe Messina — un criterio di emulazione dei messaggi fuorvianti proposti anche dai mezzi di comunicazione. La famiglia, di contro, non è più una protezione. Nel rapporto educazionale manca la rigidità del passato».
Dalle risposte dei ragazzini emerge anche molta solitudine. «Il web li indirizza verso un mondo isolato che sta cominciando a condizionare la loro crescita. Si parla molto attraverso il web, si inviano milioni di sms ma manca la comunicazione reale». E i genitori? «I problemi di ogni giorno spesso non consentono a molti genitori di coltivare i valori. E si abbandonano le esigenze di crescita della famiglia», spiega Giuseppe Messina.
Per acquistare gli alcolici i giovanissimi utilizzano i soldi della paghetta, i regali in denaro dei nonni e i soldi per la merenda a scuola. «Mi chiedo se c’è l’applicazione della legge sulla vendita degli alcolici: un giro di affari che va al di là del buonsenso. Nella scuola continuano le campagne informative ma non ci sono i risultati sperati, se le percentuali continuano a crescere. Chi vigila su questi bambini?», sichiede l’assessore alla pubblica istruzione Barbara Evola.
Come trovare una soluzione? «Innanzitutto c’è bisogno di un intervento repressivo contro chi non rispetta le regole della vendita di alcolici. Ma non basta da solo. Bisogna ricostruire quel contatto generazionale che non c’è più, spia di un malessere profondo», dice l’assessore Evola.
Nel 2013, lo stesso questionario aveva rivelato che il 32 per cento dei maschi e il 24 per cento delle femmine, tra i 12 e 16 anni, occasionalmente beveva alcolici accompagnati anche da una sigaretta. Quest’anno quel dato è aumentato del dieci per cento per le ragazze che, emerge dallo studio, sarebbero più inclini alle sbornie soprattutto in casa, da sole. «Un 8 per cento — spiegano dal movimento siciliano — che preoccupa più di tutti».
«Lo faccio per dimenticarmi », aveva scritto una studentessa di 14 anni l’anno scorso rispondendo al questionario. Uno sfogo che aveva lasciato senza parole gli psicologi. Sono stati loro a individuare la classe della ragazzina e a coinvolgerla in un gruppo di ascolto. Un successo su tante altre storie che purtroppo restano nell’ombra e non approdano a un percorso di recupero. Oggi quella ragazzina è a capo di un altro gruppo di ascolto per coetanei che come lei hanno iniziato a bere giovanissimi.
Ai Sert, nel 2013, si è rivolto un 10 per cento di giovani che si è dichiarato dipendente dall’alcol. «Lo studio effettuato dalla nostra azienda sul fenomeno dell’alcol ha messo in evidenza che si accorciano gli anni del primo approccio, attraverso bevande spesso considerate erroneamente innocue», dice Antonio Candela, il direttore generale dell’Asp.
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“Movimento e difesa del cittadino” e “Consapevol…mente” contribuiscono con le loro indagini a dare una visione più chiara, riguardo il dilagante fenomeno delle dipendenze.

05 Dic,2014 Molti spinelli, un tiro di coca, poche pasticche: i palermitani vanno in cerca di “sballo”

Via Sammartino, piazza Lolli e la circonvallazione: ecco i punti “caldi” dello smercio Analisi sulle acque reflue della città: ogni giorno “fumano” sessanta su mille.

LA REPUBBLICA (sez.PA)

 IL DOSSIER
ROMINA MARCECA
LA PALERMO che si droga tiene in mano lo spinello, sniffa poca coca, si inietta eroina in basse quantità e snobba le pasticche. Lo sballo arriva soprattutto di notte, nelle piazze calde della movida. A Palermo, lo hanno scoperto i carabinieri nell’ultimo blitz, la coca veniva spacciata davanti ai pub e ai bar più frequentati. Uno dei luoghi preferiti era il “Jackass” di via Sammartino, frequentatissimo dai giovani in cerca di sballo a poco prezzo. Ma c’era anche il “Rosso” di piazza Lolli. Il bar “Luxury” di viale Regione siciliana era un altro punto strategico dello smercio. I pusher avevano così tante richieste che avevano ricavato un nascondiglio nel muro esterno del locale, dove lasciavano la cocaina da dividere in dosi. Nelle carte dei militari sono finite anche la discoteca “Sea club” di Terrasini e una delle sedi delle rosticcerie “Ganci”, in via Malaspina.
Ma chi si droga a Palermo? Universitari, impiegati, professionisti. Nel mare magnum dei consumatori c’è anche una fascia di pensionati che sfiora i 65 anni. È uno dei dati che emergono da un recente studio dell’istituto Mario Negri per il dipartimento di Politiche antidroga della presidenza del Consiglio dei ministri. Le fogne di Palermo svelano la passione dei palermitani per la cannabis. Gli studiosi hanno stimato, per quest’anno, in 60 le dosi giornaliere di “erba” consumate in città su un campione di mille abitanti. Il doppio di quelle registrate l’anno scorso (32) e di quelle che mediamente si acquistano a Milano (30).
I numeri sono saltati fuori dall’incrocio degli esami sulle urine che finiscono nelle fogne della città e da alcuni test inviati per posta ai cittadini. In pochi restano legati alla cocaina, poco meno di quattro le dosi richieste sul mercato ogni giorno, nonostante il prezzo si sia abbassato: 90 euro per un grammo. Scivolano in fondo alla classifica l’eroina (due dosi), le anfetamine e l’ecstasy (meno di due dosi).
Allo studio nazionale, che ha preso come riferimento 19 città italiane, a breve si affiancherà un progetto tutto palermitano che l’Asp sta mettendo a punto con la collaborazione dell’ Amia e del Policlinico. E anche in questo caso verranno analizzate le acque reflue.
Ma non sono solo universitari e professionisti gli habitué della cannabis. Con lo spinello tra le dita ci sono anche molti giovanissimi di Palermo: ragazzini fra i 12 e 13 anni. Il loro approccio al “fumo” arriva spesso grazie a dosi regalate a scuola. Un escamotage dei pusher per allargare la platea dei consumatori. Un dato shock che arriva da un altro studio sul campo: quello del Movimento difesa del cittadino, nell’ambito del progetto “Consapevolmente” gestito per la presidenza della Regione. L’ultimo monitoraggio parla di età sempre più basse e di consumi sempre più alti. Rispetto al 2012 c’è un dieci per cento in più di consumatori di marijuana fra i 12 e i 14 anni, mentre nella fascia fra i 14 e i 16 anni si registra il 5 per cento in più di assuntori di cocaina.
Schizza in alto (20 per cento in più rispetto al 2012) il consumo delle pasticche di ultima generazione, che spesso si mandano giù con un bicchiere di superalcolico. Numeri in linea con quelli raccolti dal dipartimento di dipendenze patologiche dell’Asp, diretto da Tommaso Di Marco, che mostra la faccia della città che chiede aiuto per la dipendenza dalle droghe. Alle sedi dei Sert arrivano soprattutto i consumatori di eroina (60 per cento), molto meno i cocainomani (15 per cento) e pochissimi assuntori di cannabis (5 per cento).
Ma davvero la droga si trova solo nelle piazze della movida? Sono gli investigatori a fornire uno spaccato di quanto accade lungo le strade della droga. Non ci sono più i posti convenzionali, come la piazza di Ballarò, la famosa Dallas di Falsomiele o il mercato della Vucciria. Proprio nell’ultima operazione dei carabinieri è emerso che le dosi di hashish si confezionavano e si vendevano in casa. Una delle donne della gang di pusher lasciava la luce del suo appartamento accesa: il segnale che dava il via libera a chi voleva suonare al suo campanello e acquistare una dose per la serata.
I pusher 2.0 si muovono ormai senza limiti geografici, grazie alla Rete. Gli appuntamenti per consegnare la droga adesso si concordano via Internet, sui social network. Poche frasi tra chi compra e chi vende, poi l’incontro fugace nel buio della notte. Il passaggio avviene tra auto e auto, tra scooter e scooter, oppure nei bagni dei locali. Per chi, invece, non vuole muoversi da casa c’è la possibilità di acquistare online soprattutto le droghe sintetiche. Si tratta di siti dove non bisogna registrarsi. Il carico può essere ordinato con una semplice e-mail. Le droghe a domicilio arrivano camuffate da erbe per infusioni o da integratori alimentari. «A quel punto — dice un investigatore della Narcotici — non possiamo far altro che fermarci. Riuscire a intercettare un carico diventa difficile. Ma ci stiamo attrezzando anche per smascherare i pusher di ultima generazione».
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