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IPSOS: “cyberbullismo principale minaccia per il 69% dei ragazzi”

03 Set,2014

 A rivelarlo una ricerca Ipsos sul cyberbullismo per Save the Children presentata in occasione del Safer Internet Day 

E’ il cyberbullismo “la principale minaccia alla loro vita” per il 69% dei ragazzi, ancor più di cadere nella dipendenza da droga o di subire aggressione o molestie. Secondo il 69% dei giovani gli atti di cyberbullismo causano isolamento e la perdita della voglia di uscire e frequentare gli amici, per il 62% creano il rifiuto ad andare a scuola, a fare sport o altro, per il 53% portano alla depressione e per il 45% portano alla chiusura e al rifiuto a confidarsi. A rivelarlouna ricerca Ipsos sul cyberbullismo per Save the Children presentata in occasione del Safer Internet Day. 

Per “non sentirsi soli in rete” il Safer Internet Centre, coordinato dal ministero dell’ Istruzione, ha lanciato la campagna web Se mi posti ti cancello, rivolto a ragazzi tra gli 11 e i 16 anni, che possono postare una breve video sulla propria esperienza in rete sul sito Semipostiticancello.it (entro il 15 maggio). Verranno scelti 5 video e i vincitori parteciperanno con le loro idee, ma anche con una piccola parte al fianco di attori e testimonial, a una web serie in cinque puntate. Lo spot della campagna, che andrà in onda anche sulle tv per ragazzi è stata presentata oggi a 200 ragazzi delle scuole romane, che sono stati coinvolti in un dibattito sui rischi in rete e il rapporto con scuola e famiglia. 

Sempre oggi, 11 febbraio, la Polizia di Stato, in collaborazione con il ministero dell’Istruzione, ha organizzato nella giornata seminari e incontri sul tema del cyberbullismo in tutte le scuole italiane. Si tratta di un’edizione speciale del progetto Una vita da social che prevede lo svolgimento in contemporanea di workshop nelle scuole di 100 capoluoghi di provincia. La Polizia postale incontrerà oltre 60mila studenti con lo slogan Creiamo un internet meglio insieme.  CONTINUA A LEGGERE

LA NAZIONE cronaca Lucca – articolo 25/03/2014

 Lucca, 25 marzo 2014 – Lente di ingrandimento puntata per due anni sugli istituti superiori, per portare alla luce un fenomeno in progressiva crescita come il bullismo, anche quello via internet. L’università di Firenze con l’amministrazione provinciale hanno dato vita al progetto europeo «Beatbullying» che sarà presentato stamani alle 9,30 a Palazzo Ducale, sala Mario Tobino. Un progetto che coinvolgerà 4 scuole lucchesi e altre due in regione con oltre 250 mentori che inizieranno a lavorare on line, attraverso l’apposito portale, appena conclusi i lavori del convegno. Nel 2011/2012 furono prese a campione 4 scuole secondarie di secondo grado di Lucca e 4 su quello di Firenze, con un monitoraggio che aveva coinvolto 926 studenti, mentre nell’anno 2012/2013, gli studenti interessati dall’indagine sono stati 537, alunni di 6 scuole secondarie di secondo grado tutte della provincia di Lucca. Questo campione ha evidenziato che il 6,2% nel primo anno e 5,6% nel secondo anno di indagine è stato vittima di episodi di bullismo, mentre il 7,8% e il 7,6% ha agito da bullo.

Altro dato rilevante: i ragazzi riportano forme di conflittualità più lievi, accadute una o due volte in 2-3 mesi: i dati parlano per il 2011/2012 del 22,2 per cento delle vittime e del 25,8 per cento per il 2012/2013, mentre come «bullo» la rilevazione registra, rispettivamente, il 22,5% e il 29,9%. Secondo gli studiosi, questi numeri fanno comprendere come nelle classi esista un’area di conflittualità che può avere fenomeni di escalation. Un fenomeno che si sta sempre più attestando come ‘pericoloso’ è quello del bullismo esercitato attraverso i social media. Da Facebook a Twitter, a Youtube i nuovi canali di comunicazione divengono facilmente una strada per vessare compagni di classe o ‘nemici’. Le cyber-vittime coinvolte in episodi più frequenti di attacco (da 2-3 volte al mese a diverse volte la settimana) sono il 2,7% nell’anno scolastico 2011/2012 e il 2,5% in quello successivo, mentre i cyberbulli sono, rispettivamente, il 2,1 per cento e il 2 per cento.

Il team di ricercatori coordinato dalla professoressa Menesini dell’Università di Firenze, in collaborazione con la Provincia, da alcuni anni sta sperimentando e valutando l’efficacia di modelli di intervento, volti a far crescere nei ragazzi e nelle ragazze la consapevolezza sul problema, strategie per affrontarlo e modalità per aiutare e sostenere le vittime. Concetti che trovano efficace sintesi in ‘Noncadiamointrappola’, il titolo del primo progetto ideato e perfezionato nelle scuole lucchesi. CONTINUA A LEGGERE

Cyberbullismo: caratteristiche

 

Le caratteristiche principali del cyberbullismo sono:

  • Pervasività ed accessibilità: il cyberbullo può raggiungere la sua vittima in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo. La possibilità di avere i telefonini sempre accesi e spesso connessi ad internet permette al cyberbullo di attaccare la sua vittima ogni qualvolta voglia;
  • Persistenza del fenomeno: il materiale diffamatorio pubblicato su internet può rimanere disponibile online anche per molto tempo;
  • Mancanza di feedback emotivo: il cyberbullo, non vedendo le reazioni della sua vittima ai suoi comportamenti, non è mai totalmente consapevole del danno che arreca: questo lo rende più disinibito e abbassa i livelli di autocontrollo.
  • Spettatori infiniti: le persone che possono assistere ad episodi di cyberbullismo sono potenzialmente illimitate. La diffusione in rete è incontrollabile e non avviene con un gruppo di persone definito.
  • Moltiplicazione di cyberbulli: la natura online del cyber bullismo permette che siano molti quelli che diventano cyberbulli, anche solo condividendo o promuovendo l’episodio di cyber bullismo, che finisce per replicarsi (ad esempio sulle bacheche dei profili che i ragazzi hanno sui social network) in modo indefinito.
  • Sottovalutazione degli adulti: molti ragazzi ritengono che gli adulti non comprendono la portata e la pervasività del fenomeno online.

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Cyberbullismo: consigli per adulti

 

Prevenire significa innanzitutto favorire e potenziare tutte quelle condizioni individuali, familiari e sociali che proteggono ciascun bambino e adolescente, ostacolando l’instaurarsi di dinamiche di potere tra bambini e adolescenti che sono il primo segnale del possibile verificarsi di episodi di cyberbullismo.

È importante ricordare che una prevenzione efficace parte, ancor prima che da interventi strutturati e focalizzati sul tema del cyberbullismo, da contesti educativi e familiari capaci di dare ascolto al bambino e all’adolescente e ai loro bisogni, nelle differenti fasi evolutive.
L’ascolto e l’educazione emotiva costituiscono, dunque, i capisaldi della prevenzione primaria: ascoltare i bambini, ogni loro curiosità, dubbio o paura, è la prerogativa fondamentale per comprenderne i bisogni ed offrire loro risposte adeguate. Allo stesso modo, se un bambino è aiutato a riconoscere le emozioni, ad esprimerle e a gestirle, più facilmente saprà riconoscere una situazione di difficoltà e saprà chiedere aiuto.
Poiché il primo dovere di un genitore è quello di proteggere, ricordiamo di seguito alcuni suggerimenti utili:
  • costruite con vostro figlio le premesse per un dialogo sincero, mostrandogli sempre la vostra disponibilità ad ascoltarlo e ad accogliere tutto ciò che desidera condividere con voi; create le condizioni affinché – nell’eventualità in cui sorgano problemi – si senta libero/a di condividere le sue preoccupazioni con voi, sicuro di trovare un interlocutore attento;
  • interessatevi e partecipate alle attività che svolge, impegnatevi a conoscere non solo le persone e i luoghi che frequenta, ma soprattutto a cosa fa quando è connesso in rete. È importante prestargli/le attenzione non solo mentre gioca, mentre fa i compiti, mentre guarda la tv ma soprattutto quando passa del tempo connesso; cercate momenti per stare insieme, anche se il tempo a disposizione può essere poco, lasciando per un po’ da parte altri pensieri e problemi;
  • prestate attenzione anche ai piccoli cambiamenti che avvengono nel suo comportamento e nei suoi atteggiamenti, ancor più se improvvisi; solo così potrete accorgervi se qualcosa lo/a turba;
  • evitate che resti solo/a e privo/a di supervisione, soprattutto se passa molto tempo online;
  • mantenete un dialogo sempre aperto con gli insegnanti e la scuola e le altre figure educative con cui è a contatto (ad esempio: allenatori
  • stabilite con lui/lei alcune semplici regole di sicurezza da seguire sempre (ad esempio, non accettare inviti – o amicizie sui social network – da parte di sconosciuti, informare regolarmente i genitori se c’è qualcuno che lo/la inopportuna online, etc.)
  • potete chiedere un consiglio o un aiuto a Telefono Azzurro, chiamando il numero 1.96.96, oppure contattando Telefono Azzurro anche via chat, tutti i giorni dalle 16.00 alle 20.00, accedendo al sito www.azzurro.it e cliccando su “ch@tt@ con Telefono Azzurro!”.

 

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Cyberbullismo: consigli per ragazzi

 

E’ necessario che i ragazzi siano i primi autori della loro tutela e della loro sicurezza quando sono online.

  • Non rispondere a sms, mms, email o post molesti o offensivi nei tuoi profili sui social network.
  • Se gli sms, mms, le email o i post nei tuoi profili sui social network ti infastidiscono cancellali, bloccando la persona che te li ha inviati (per vedere come bloccare, consulta la sezione “privacy” nella tua casella mail o nel tuo profilo).
  • Salva i messaggi che ricevi prendendo nota del giorno e dell’ora in cui arrivano (se chat, salva la cronologia).
  • A seconda di dove ricevi le minacce, cambia nickname, o numero di cellulare o l’indirizzo mail.
  • Se qualcosa che avviene online ti infastidisce (o fa stare male un tuo amico), parlane con un adulto di cui ti fidi.
  • In caso di minacce o proposte che ti infastidiscono, parlane immediatamente con gli adulti di cui ti fidi.
  • Puoi chiedere un consiglio o un aiuto a Telefono Azzurro, per te o per un tuo compagno vittima di cyberbullismo, chiamando il numero 1.96.96 (anche in forma anonima), oppure contattando Telefono Azzurro anche via chat, tutti i giorni dalle 16.00 alle 20.00, accedendo al sito www.azzurro.it e cliccando su “ch@tt@ con Telefono Azzurro!”.
  • Se ti trovi in rete Telefono Azzurro ha attivato una APP specifica per aiutarti a tutelarti in rete. La app è raggiungibile su Facebook cercando in “Persone, luoghi, oggetti” Telefono Azzurro e selezionando l’Applicazione “SOS – Telefono Azzurro onlus” nell’ elenco che compare nel menu a tendina.

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Che cosa è il bullismo?

 

Per bullismo si intendono tutte quelle azioni di sistematica prevaricazione e sopruso messe in atto da parte di un bambino/adolescente, definito “bullo” (o da parte di un gruppo), nei confronti di un altro bambino/adolescente percepito come più debole, la vittima.

Secondo le definizioni date dagli studiosi del fenomeno , uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto deliberatamente da uno o più compagni.
Non si fa quindi riferimento ad un singolo atto, ma a una serie di comportamenti portati avanti ripetutamente, all’interno di un gruppo, da parte di qualcuno fa o dice cose per avere potere su un’altra persona.
Il termine si riferisce al fenomeno nel suo complesso e include i comportamenti del bullo, quelli della vittima e anche di chi assiste (gli osservatori).
E’ possibile distinguere tra bullismo diretto (che comprende attacchi espliciti nei confronti della vittima e può essere di tipo fisico o verbale) e bullismo indiretto (che danneggia la vittima nelle sue relazioni con le altre persone, attraverso atti come l’esclusione dal gruppo dei pari, l’isolamento, la diffusione di pettegolezzi e calunnie sul suo conto, il danneggiamento dei suoi rapporti di amicizia). Quando le azioni di bullismo si verificano attraverso Internet (posta elettronica, social network, chat, blog, forum), o attraverso il telefono cellulare si parla di cyberbullismo.

Quali sono le caratteristiche del bullismo?

Perché si possa parlare di bullismo è necessario che siano soddisfatti alcuni requisiti:
  • protagonisti sono sempre bambini o ragazzi, in genere in età scolare, che condividono lo stesso contesto, più comunemente la scuola;
  • gli atti di prepotenza, le molestie o le aggressioni sono intenzionali, cioè sono messi in atto dal bullo (o dai bulli) per provocare un danno alla vittima o per divertimento;
  • c’è persistenza nel tempo: le azioni dei bulli durano nel tempo, per settimane, mesi o anni e sono ripetute;
  • c’è asimmetria nella relazione, cioè uno squilibrio di potere tra chi compie l’azione e chi la subisce, ad esempio per ragioni di età, di forza, di genere e per la popolarità che il bullo ha nel gruppo di suoi coetanei;
  • la vittima non è in grado di difendersi, è isolata e ha paura di denunciare gli episodi di bullismo perché teme vendette
A partire da queste premesse, è importante ricordare che il bullismo non è:
  • uno scherzo: nello scherzo l’intento è di divertirsi tutti insieme, non di ferire l’altro;
  • un conflitto fra coetanei: il conflitto, come può essere un litigio, è episodico, avviene in determinate circostanze e può accadere a chiunque, nell’ambito di una relazione paritaria tra i ragazzi coinvolti.

 

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Bambini e media: quando nasce una dipendenza

Oltre alla questione relativa al contenuto violento/traumatico, occorre porsi alcune domande in merito alla quantità di tempo trascorso di fronte alla tv o ad Internet.

Sebbene la televisione, Internet e i videogames facciano ormai parte della nostra quotidianità, un uso eccessivo di questi strumenti tecnologici può causare una vera e propria dipendenza: un uso “non equilibrato” può infatti mettere a rischio, oltre alla salute psico-fisica, le relazioni familiari e sociali, soprattutto per bambini e adolescenti, la cui personalità e le cui connessioni cerebrali si stanno ancora sviluppando.
Proprio queste forme di “dipendenza” legate ai new media, intese come disturbi comportamentali dovuti ad uso eccessivo di questi mezzi, sono in aumento:
nell’Indagine conoscitiva sulla condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia 2012 quasi la metà degli oltre 1000 adolescenti partecipanti ha affermato di non riuscire qualche volta a staccarsi da Internet pur essendoselo ripromesso. Il dato ci fa capire come il web eserciti un potere attrattivo davvero forte sugli adolescenti italiani: quasi 1 su 10 (7,2%) degli adolescenti non riesce a staccarsi quasi mai, così come il 14,5% (quasi 1 adolescente su 6) ha affermato di non essere spesso in grado di spegnere il pc nonostante se lo sia posto come obiettivo.
Come capire se il proprio figlio/a sta sviluppando una dipendenza dalla rete?
Sono diversi i comportamenti che possono essere monitorati. Occorre in particolare avere un dialogo aperto con il proprio figlio/a, volto a comprendere se:
  • ha bisogno di trascorrere un tempo sempre maggiore in rete per essere soddisfatto;
 

  • dimostra di avere un calo di interesse per le attività svolte offline (studiare, giocare, uscire con gli amici);

 

  • sviluppa forme di ansia, depressione o di agitazione quando non riesce ad essere connesso/a;

 

  • necessita di avere più tempo per stare online e con maggiore frequenza rispetto ad altri periodi;

 

  • non riesce a staccarsi dalla rete anche quando se lo era prefissato;

 

  • continua a stare connesso nonostante la consapevolezza che questo può comportare (o sta comportando) problemi fisici (difficoltà di prendere sonno alla sera, dolori articolari…), sociali (diminuzione del tempo dedicato alle amicizie), scolastici (diminuzione del rendimento scolastico per scarsità di tempo dedicato allo studio); psicologici (ansia quando non connesso/a o aggressività verso chi gli impedisce di stare connesso).

 

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I nativi digitali

 

nativi digitali sono i ragazzi che crescono “immersi” nelle molteplici possibilità offerte dalle nuove tecnologie. Da quando Internet e la possibilità di essere sempre connessi offerta dagli smartphone sono diventati elemento di vita quotidiano di bambini e adolescenti, infatti, hanno modificato radicalmente il modo di concepire le comunicazioni, le interazioni e le relazioni, soprattutto per quella fascia della popolazione, i giovani, che sta crescendo con queste possibilità non come novità ma come condizione di vita.

Hanno una mano sul mouse e davanti agli occhi lo schermo di un pc, con l’altra scrivono messaggi sullo smartphone, un auricolare porta ad un orecchio la musica e con l’altro seguono la Tv: questa la fotografia dei bambini e degli adolescenti che emerge dall’indagine di Telefono Azzurro e Eurispes 2012. Per questo vengono definiti multitasking ed essenzialmente visivi.

Ma quali, tra le nuove tecnologie, utilizzano i ragazzi, e come?
Tra gli strumenti tecnologici di più largo utilizzo resiste ancora la TV affiancata da computer e cellulari.
Il 64% dei bambini usa il computer  tutti i giorni fino a 2 ore  al giorno. Il 60,6%  degli adolescenti  naviga fino a due ore al giorno e uno su 10  ci passa più di 4 ore.
Staccarsi dal computer risulta sempre più difficile. Ma cosa succederebbe se non potessero connettersi? Più della metà degli adolescenti avrebbe paura di essere tagliato fuori da ciò che accade nel mondo. Altri temono di essere esclusi dalla cerchia di amicizie e di non trovare un partner.
Il  telefonino è protagonista nella vita degli adolescenti ma è sempre più diffuso anche tra i bambini. Quasi la metà di essi ha avuto il primo telefonino entro i 9 anni. 1 bambino su 4 lo usa per collegarsi ad Internet.

 

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Cosa è il cyberbullismo?

 
Si può definire cyberbullismo l’uso delle nuove tecnologie per intimorire, molestare, mettere in imbarazzo, far sentire a disagio o escludere altre persone.
Tutto questo può avvenire utilizzando diverse modalità offerte dai nuovi media. Alcuni di essi sono:
  • Telefonate
  • Messaggi (con o senza immagini)
  • Chat sincrone
  • Social network (per esempio, Facebook)
  • Siti di domande e risposte
  • Siti di giochi online
  • Forum online
Le modalità specifiche con cui i ragazzi realizzano atti di cyberbullismo sono molte. Alcuni esempi sono:
  • pettegolezzi diffusi attraverso messaggi sui cellulari, mail, social network;
  • postando o inoltrando informazioni, immagini o video imbarazzanti (incluse quelle false);
  • rubando l’identità e il profilo di altri, o costruendone di falsi, al fine di mettere in imbarazzo o danneggiare la reputazione della vittima;
  • insultando o deridendo la vittima attraverso messaggi sul cellulare, mail, social network, blog o altri media;
  • facendo minacce fisiche alla vittima attraverso un qualsiasi media.
Queste aggressioni possono far seguito a episodi di bullismo (scolastico o più in generale nei luoghi di aggregazione dei ragazzi) o essere comportamenti solo online.

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