Col bicchiere a dieci anni allarme baby alcolisti boom di consumi tra i giovani: intervista a G. Messina





 
 Dossier La Repubblica Palermo
 ROMINA MARCECA
Un sondaggio della Regione tra 10 mila studenti delle scuole palermitane Più 7 per cento per le sbornie nelle festicciole o nelle serate in pizzeria
 BAMBINI, a dieci anni, e già con il bicchiere pieno di alcol tra le mani. Le baby sbornie si consumano a casa, in pizzeria o nelle festicciole per adolescenti nei locali del sabato pomeriggio. Il dato shock arriva da uno studio per la presidenza della Regione ultimato dal “Movimento per la difesa del cittadino” che da anni si occupa di analizzare il mondo giovanile.
Il sondaggio rivela che, nel 2014, le ubriacature giovanili sono sempre più diffuse in tenera età. Rispetto agli anni scorsi il sette per cento in più, nella fascia di età tra i 10 e i 12 anni, ammette di fare uso di alcolici. Un aumento esponenziale se si confronta con quello dell’anno scorso, che metteva in luce solo l’uno per cento di bambini che si avvicinavano agli alcolici.
Emulazione? Solitudine? Scarsa informazione? Voglia di evasione? Perché si inizia a bere alcolici in così tenera età? Il test “Brindi…amo alla vita” è stato sottoposto a 10 mila studenti delle scuole primarie e secondarie, tra i 10 e i 16 anni. Le risposte, coperte dall’anonimato, hanno svelato il mondo dei giovanissimi che resta, in parte, sconosciuto soprattutto ai genitori. Si inizia per gioco e per sfida. «Tra questi bambini e adolescenti vige sempre di più — dice il coordinatore regionale del “Movimento per la difesa del cittadino”, Giuseppe Messina — un criterio di emulazione dei messaggi fuorvianti proposti anche dai mezzi di comunicazione. La famiglia, di contro, non è più una protezione. Nel rapporto educazionale manca la rigidità del passato».
Dalle risposte dei ragazzini emerge anche molta solitudine. «Il web li indirizza verso un mondo isolato che sta cominciando a condizionare la loro crescita. Si parla molto attraverso il web, si inviano milioni di sms ma manca la comunicazione reale». E i genitori? «I problemi di ogni giorno spesso non consentono a molti genitori di coltivare i valori. E si abbandonano le esigenze di crescita della famiglia», spiega Giuseppe Messina.
Per acquistare gli alcolici i giovanissimi utilizzano i soldi della paghetta, i regali in denaro dei nonni e i soldi per la merenda a scuola. «Mi chiedo se c’è l’applicazione della legge sulla vendita degli alcolici: un giro di affari che va al di là del buonsenso. Nella scuola continuano le campagne informative ma non ci sono i risultati sperati, se le percentuali continuano a crescere. Chi vigila su questi bambini?», sichiede l’assessore alla pubblica istruzione Barbara Evola.
Come trovare una soluzione? «Innanzitutto c’è bisogno di un intervento repressivo contro chi non rispetta le regole della vendita di alcolici. Ma non basta da solo. Bisogna ricostruire quel contatto generazionale che non c’è più, spia di un malessere profondo», dice l’assessore Evola.
Nel 2013, lo stesso questionario aveva rivelato che il 32 per cento dei maschi e il 24 per cento delle femmine, tra i 12 e 16 anni, occasionalmente beveva alcolici accompagnati anche da una sigaretta. Quest’anno quel dato è aumentato del dieci per cento per le ragazze che, emerge dallo studio, sarebbero più inclini alle sbornie soprattutto in casa, da sole. «Un 8 per cento — spiegano dal movimento siciliano — che preoccupa più di tutti».
«Lo faccio per dimenticarmi », aveva scritto una studentessa di 14 anni l’anno scorso rispondendo al questionario. Uno sfogo che aveva lasciato senza parole gli psicologi. Sono stati loro a individuare la classe della ragazzina e a coinvolgerla in un gruppo di ascolto. Un successo su tante altre storie che purtroppo restano nell’ombra e non approdano a un percorso di recupero. Oggi quella ragazzina è a capo di un altro gruppo di ascolto per coetanei che come lei hanno iniziato a bere giovanissimi.
Ai Sert, nel 2013, si è rivolto un 10 per cento di giovani che si è dichiarato dipendente dall’alcol. «Lo studio effettuato dalla nostra azienda sul fenomeno dell’alcol ha messo in evidenza che si accorciano gli anni del primo approccio, attraverso bevande spesso considerate erroneamente innocue», dice Antonio Candela, il direttore generale dell’Asp.
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