CORRIERE DELLA SERA – articolo 10/10/2010 – “Fuga dai cyberbulli”





 

SMS, «SQUILLI» AD OGNI ORA, VIDEO CHE GIRANO IN INTERNET: LE TECNO-VESSAZIONI FRA RAGAZZI SONO UNA REALTÀ CHE CRESCE. AL FATEBENEFRATELLI SI SPECIALIZZANO GLI AIUTI. E IN CITTÀ SI MOLTIPLICANO LE INIZIATIVE PER INSEGNARE A REAGIRE BRUTTE CONNESSIONI

Fuga dai cyberbulli

Psicologi ed educatori Luca Bernardo Pediatra Non bisogna perdere tempo. Seguiamo l’ esempio della Gran Bretagna. Il ministro Gelmini è d’ accordo Simona Caravita Docente alla Cattolica Le denigrazioni portano all’ esclusione. Nemmeno a casa, con il pc che «ti guarda», ti senti più sicuro Nicola Iannaccone Psicologo Qui non c’ è confronto diretto fra vittima e aggressore. L’ anonimato fa cadere ogni remora «Non è più un fenomeno, ma un problema. Il danno è grave, e abbiamo poco tempo…»

Stella ha 16 anni, è poco inserita nel gruppo classe, un po’ per timidezza, un po’ per immaturità. Ma quando danza si trasforma, e riesce a esprimere quei sentimenti ancora «ingarbugliati» dentro di sé. Alcuni compagni di scuola la riprendono di nascosto con il cellulare, nello spogliatoio e mentre balla. I video e gli mms, che rimbalzano dalla scuola di danza al suo liceo, distorcono la realtà, cucendole addosso una nuova personalità: seduttiva, spigliata, anche un po’ troppo. Quando lei se ne accorge il gioco perverso è fatto, e ha già raggiunto Internet. La storia di Stella, nome di fantasia, è quella di una classica vittima del cyberbullismo. Non sempre i genitori se ne rendono conto, ma di fatto a Milano questa nuova forma di vessazione dilaga, come in Italia e all’ estero, soprattutto fra preadolescenti e adolescenti. Il bullismo informatico colpisce duro, con umiliazioni, denigrazioni e molestie messe a segno attraverso email, sms e mms, blog, e via dicendo. È drastico il pediatra Luca Bernardo, fondatore del primo ambulatorio italiano per vittime del bullismo, all’ interno dell’ Ospedale Fatebenefratelli e presidente della Commissione Nazionale Prevenzione Disagio e Bullismo del Ministero dell’ Istruzione, quando dice: «Non si può più parlare di un fenomeno, è già un grande problema». E anticipa al Corriere: «Ne ho discusso di recente con il ministro Gelmini, è in cima alle priorità della commissione per il 2011. Non siamo i soli ad agire con sollecitudine», sottolinea, «in Gran Bretagna sta partendo una campagna di contrasto ed è diventato materia di studio nelle scuole». Dati specifici sul cyberbullismo non ci sono ancora, gli esperti iniziano ora a raccoglierli. L’ Istat ha fotografato in parte la realtà: 49,7% è la percentuale delle scuole coinvolte lo scorso anno in episodi di bullismo, che includono il cyberbullismo. Studi di letteratura scientifica su Milano arrivano alla stessa conclusione: quasi il 50% delle scuole cittadine, pubbliche e private, lo conoscono. Dal 2008 ad oggi l’ ambulatorio del Fatebenefratelli ha seguito 70 ragazzi, metà dei quali anche per cyberbullismo. «Nel bullismo tradizionale c’ è il confronto diretto fra vittima e aggressore», spiega Nicola Iannaccone, psicologo della Asl, autore del manuale «Stop al cyberbullismo», «mentre la caratteristica del cyberbullismo è l’ anonimato. Questo anonimato, fra l’ altro illusorio perché ogni comunicazione lascia traccia, e la possibilità di agire in rete con un’ identità costruita (come nei giochi di ruolo), indeboliscono le remore etiche. Ci si lascia quindi andare a comportamenti che nella vita reale sarebbero autocensurati». «Le conseguenze di questi atti che denigrano, feriscono, portano all’ esclusione», prosegue Simona Caravita, docente di Psicologia dello Sviluppo della Cattolica, da dieci anni studiosa del fenomeno, «possono essere gravissime. Il cyberbullismo insegue la vittima anche in ambito domestico, il pc di casa mostra e ricorda, così chi subisce si sente ancora più impotente». Ma gli aggressori hanno la percezione del danno? Non tutti, non allo stesso modo. «Sono stati identificati ruoli diversi», chiarisce la docente. «C’ è il prevaricatore e la vittima, ma ci sono anche quelli che noi definiamo gli aiutanti. Chi non blocca il passaggio di un mms, ad esempio, oppure chi posta su youtube, o chi continua l’ attacco creando un gruppo ad hoc su Facebook. E’ per questo che si deve intervenire sul gruppo e non individualmente. Si deve insegnare ai ragazzi a cambiare le dinamiche, da sostenitori del bullo, anche involontari, a difensori della vittima». I volontari Una Onlus, Associazione Cuore e Parole (www.cuoreparole.org), si sta muovendo in questa direzione. Racconta una delle fondatrici, Paola Brodoloni: «Abbiamo messo a punto il progetto «Scelgo io, bullismo no grazie» e lo offriamo gratuitamente alle scuole. Ad oggi siamo stati in tre elementari e abbiamo organizzato due workshop per studenti delle superiori. La drammaticità del cyberbullismo è emersa con molta chiarezza l’ ultima volta, stimolata dalla presenza di Antonio Apruzzese, dirigente della Polizia Postale arrivato apposta da Roma. Sono bastate poche battute fra i ragazzi e Gherardo Colombo, al nostro fianco ad ogni appuntamento, per imporre un veloce cambio di scaletta. Apruzzese si era preparato lucidi e slide, ma incalzato dalle domande dei ragazzi ha preferito parlare a ruota libera, rispondendo ad ogni sollecitazione e aprendo un dialogo davvero utile». Marta Ghezzi RIPRODUZIONE RISERVATA **** Dove chiedere aiuto Ambulatorio per le vittime del bullismo, diretto dal dottor Luca Bernardo, all’ Ospedale Fatebenefratelli. Numero diretto 02.63.63.29.03, attivo da lunedì a venerdì, ore 9-14. L’ ambulatorio, dove lavora un’ équipe di medici e psicologi, nato nel 2008, è stato il primo aperto in Italia

Ghezzi Marta/



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