PANORAMA – articolo 18/04/2014





 
di Sara Dellabella

Il Cyberbullismo è l’altro volto della vita sui social, un rovescio della medaglia che può fare danni irreparabili. Si moltiplicano i casi di suicidi tra i giovani e spesso sono il triste epilogo di una violenza nata proprio tra le pagine web. Una violenza più silenziosa, ma che si propaga in fretta e a lungo andare può causare depressione. L’ultimo caso pochi giorni fa a Venaria Reale in Piemonte dove la giovanissima Aurora si è tolta la vita. Ma non è la prima.

Negli ultimi anni, di fronte ad un fenomeno crescente si sono moltiplicate le ricerche che hanno cercato di scandagliare meglio il problema. Secondo l’Indagine conoscitiva sulla condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia, condotta da Eurispes e Telefono Azzurro nel 2011, il 22,8% degli studenti italiani è stato più volte vittima di provocazioni e prese in giro da parte di uno o più compagni, il 21,6% ha dichiarato di essere stato offeso ripetutamente e senza motivo, il 25,2% è venuto a conoscenza di informazioni false o cattive diffuse sul proprio conto. Seguono gli episodi di danneggiamento di oggetti (10,4%), i furti di cibo e oggetti (7,6%), le minacce (5,2%), il furto di denaro (3,1%) e, da ultimo, i casi in cui i ragazzi intervistati hanno dichiarato di essere stati picchiati da un compagno di scuola o da un suo coetaneo (3%).

Derisioni, violenze e scherni che finiscono per isolare la vittima con un effetto che si estende dalla piazza virtuale a quella reale, talvolta con conseguenze gravissime. Il problema però non è solo dei ragazzi, ma anche degli adulti che spesso non sono in grado di controllare o disciplinare la vita “virtuale” dei propri ragazzi. Così come gli insegnanti che non sanno come approcciarsi ai ragazzi. Alcuni raccontano che esistono dei gruppi classe sui social o su Whatsapp dove talvolta capita di assistere a schermaglie di ogni tipo. Ci sono insegnanti che si chiedono se sia lecito intervenire direttamente nella piazza web oppure portare il problema in classe il giorno dopo. E’ un’evoluzione che impone anche agli operatori della scuola un adeguamento e dovrebbe essere proprio il Ministero dell’Istruzione a fornire gli strumenti più adatti.

Il fenomeno è cresciuto, ma il nostro ordinamento è privo di una normativa specifica per il bullismo e il cyberbullismo. Nasce con l’intento di colmare questo vuoto la proposta di legge dell’on. Micaela Campana del Pd che inizierà la discussione in commissione giustizia della Camera a maggio. Per la prima volta vengono tipizzate le condotte tipiche del bullo e del cyberbullo che sono: l’invio di messaggi online violenti e volgari; la spedizione reiterata di messaggi volti a offendere la vittima, offendere qualcuno al fine di danneggiarlo gratuitamente; la sostituzione di persona al fine di spedire messaggi; la pubblicazione di informazioni private o imbarazzanti su un’altra persona; la registrazione di video di atti di bullismo; l’esclusione deliberata di una persona da un gruppo online.

Per la prima volta si tenta di connotare legislativamente un fenomeno e indicare una sanzione penale ad un comportamento scorretto. Nella proposta Campana i casi più gravi sono puniti con una pena da 6 mesi a quattro anni.

Ma questa non è l’unica proposta presentata dal Pd. Ce ne sono altre che però si limitano a spostare l’attenzione sulla formazione all’interno delle scuole, lasciando intatto il buco normativo dove spesso i magistrati si perdono nel trovare capi d’accusa validi per incastrare i cyberbulli.

Con la diffusione della tecnologia e degli smartphone il fenomeno è in crescita e se da un lato si persegue la strada della sensibilizzazione, dall’altro si rende necessario dare delle risposte a chi ha già denunciato alle autorità simili casi di violenza.

Il progetto di legge dell’on. Campana verrà presentato alla Camera nei prossimi giorni insieme alla campagna di sensibilizzazione #bellimanonbulli che ha come testimonial Noemi e Francesco Totti al fine di arrivare ai ragazzi attraverso i personaggi che amano di più.



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