Dilaga il virus del cyberbullismo, in Italia vittima uno studente su quattro





  Marco Perillo
16-Marzo-2014
 
 
 Il caso più eclatante, nel mondo, è stato quello di Amanda Todds, un paio di anni fa in Canada. A 15 anni si uccide dopo aver lasciato un video su Youtube denunciando di essere vittima di cyberbullismo – il bullismo su web o su cellulari – ponendo l’accento sulla sua condizione di fragilità e solitudine. Tutto comincia così: su una chat qualcuno le fa i complimenti, con un po’ di ingenuità lei cede alla richiesta di donargli una foto del suo seno nudo, poi lui comincia a insultarla, minacciarla, a diffondere la foto ovunque fino a farle cambiare scuola.
Da lì un vortice senza fine, fino al gesto estremo. Una storia, quella di Amanda, che purtroppo abbiamo ascoltato tante volte, in altre forme. In Italia, l’ultimo caso più raccapricciante si è verificato il mese scorso a Padova, vittima una ragazzina di 14 anni che si è lanciata nel vuoto dopo essere stata presa in giro pesantemente sulla chat Ask.fm (che conta circa 60 milioni di utenti, soprattutto tra gli under 18) solo per essersi sfogata sulla sua condizione di oppressione. «E in effetti le ragazzine sono le più colpite dal cyberbullismo – commenta Domenico Foglia, dirigente autorevole della polizia postale campana – Purtroppo maltrattamenti e ricatti online, tra gli adolescenti sono all’ordine del giorno, a Napoli come nel resto della Penisola. Veniamo costantemente sollecitati, raccogliamo denunce da parte dei genitori e proseguiamo con le indagini. Non a caso, svolgiamo una intensa attività di prevenzione nelle scuole, insieme con i docenti. Ma il fenomeno, giunto dall’America, è irrefrenabile proprio perché i nostri ragazzi fanno uso smodato di tecnologia e smartphone. Il cyberbullismo è forse più pericoloso del bullismo classico, perché rimane traccia in rete. Però, a differenza degli Usa, i casi di suicidio in Italia non sono moltissimi». Secondo dati recenti del ministero dell’Istruzione, uno studente italiano su quattro compie o subisce atti di prevaricazione via web: il 27% di ragazzi ne è vittima, mentre il 23,5% si definirebbe cyberbullo.
Indice puntato soprattutto contro le chat, i blog e la messaggeria istantanea: terreno fertilissimo per aggressioni virtuali che provocano depressioni, ansie, frustrazioni, problemi scolastici e familiari.
Studi condotti da Telefono Azzurro ed Eurispes hanno evidenziato che la vittima ideale per il bullo, secondo il parere degli adolescenti italiani, è principalmente un soggetto debole che non ha sviluppato meccanismi di autoprotezione tali da permettergli di reagire all’abuso subito (52,2%).
Al 7,4% dei ragazzi intervistati è capitato di scoprire, navigando in rete, la presenza di informazioni false diffuse sul proprio conto e il 2,4% ha subito l’esclusione intenzionale all’interno di gruppo nato su internet. Inoltre il 70% dei preadolescenti ha ammesso di navigare senza il controllo dei genitori, il 70% ha avuto il suo primo smartphone prima dei 13 anni, il 20% dei ragazzi ha pubblicato su Fb o Instagram foto di cui poi si è pentito.
Ma quali sono le modalità del cyberbullismo? Su tutte c’è il flaming: messaggi violenti o volgari; poi si passa alla denigrazione e al danneggiamento della reputazione, fino al furto di identità. Secondo uno studio americano (LeBlanc, J. C. 2012) sui suicidi di 24 femmine e 17 maschi avvenuti in un’età compresa tra i 13 e i 18 anni, negli Stati Uniti, in Canada, nel Regno Unito e in Australia, il 24 per cento dei ragazzi è stato anche vittima di bullismo omofobico. Un rapporto di qualche mese fa di Save The Children riporta che il cyberbullismo «è la più pericolosa tra le minacce tangibili della nostra era per il 72% dei ragazzi italiani, più della droga (55%), del pericolo di subire una molestia da un adulto (44%) o del rischio di contrarre una malattia sessualmente trasmissibile (24%)».
Alla base di tutto, la vigliaccheria. «Per il 50% dei ragazzi – prosegue Save The Children – la rete rende anonimi e quindi apparentemente non perseguibili e consente di falsare i protagonisti. La pericolosità del web inoltre deriva dal fatto che chiunque può avere accesso (32%), e i contenuti o le affermazioni fatte da altri sono più facilmente strumentalizzabili (34%)».
Fondamentale, per limitare il fenomeno, il supporto di genitori e insegnanti. Non a caso il Moige ha lanciato, insieme con la polizia di Stato, un progetto sulla sicurezza del web per i giovani che si chiama «Per un web sicuro». Una campagna, la cui terza edizione è partita a febbraio, che finora ha coinvolto 30 scuole medie in sei regioni italiane (Lazio, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Campania e Puglia) con la partecipazione di oltre 10mila studenti e 21mila adulti fra genitori e docenti.


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